Ci sono alcuni temi particolarmente cari a chi, invece di guardare in faccia una dura realtà fatta di tante risorse sprecate con conseguente danno economico, sia personale che collettivo, preferisce dedicarsi ad autoassolutorie riletture storiche che puntualmente assegnano ad altri, lontani nel tempo e nello spazio, responsabilità che dovrebbero essere innanzitutto proprie, avendo comunque assecondato, fosse anche come parte politica risultata perdente, il processo (formalmente) democratico che ha portato a selezionare la più squalificata e squalificante classe dirigente che la storia repubblicana ricordi: quella siciliana.
In politica, a differenza che nello sport, l’importante non è partecipare, ma vincere quando si ha davvero coscienza di voler perseguire il bene collettivo e, soprattutto, se la parte avversa ne è incapace perchè corrotta.
Una democrazia che non favorisca la selezione dei migliori ha un problema strutturale e rappresenta il peggior tradimento di quella che é ritenuta la migliore forma di governo sinora elaborata.
Succede quindi che mentre il sindaco di Palermo, Diego Cammarata, festeggia l’assegnazione, grazie al supporto di big sponsor politici siciliani quali il presidente del Senato, Renato Schifani, il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, e quello dell’Agricoltura, Saverio Romano, di 45 milioni di fondi FAS (già destinati alla Sicilia, ma per finalità più oneste) utili a tenere in vita per 9 mesi, solo sino alle prossime elezioni, il contenitore palermitano del precariato noto come Gesip, quei mezzi tecnologici che in Tunisia, Egitto, Spagna e Grecia stanno canalizzando il sentimento di protesta delle giovani generazioni contro una classe politica corrotta, qui da noi si occupano più appassionatamente di altre amenità. Continua »
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